Vero trend dell'arte contemporanea, il land art invade la natura per farne il suo terreno di gioco. Gli artisti utilizzano ciò che vi trovano e espongono le loro opere agli elementi e all'erosione naturale. Lungi dal voler essere eterno, il land art si inscrive nella logica dell'istante presente. Le opere sono effimere. Molto spesso, l'unico ricordo preservato che ne rimane è una foto o un video.
Questo movimento nacque negli anni Sessanta, nel West americano. I paesaggi desertici del paese hanno ispirato i primi artisti, spingedoli addirittura a realizzare opere più importanti che richiedevano attrezzature di costruzione e visibili solo da un aereo.
Questa nuova arte emerse in contestazione alle opere da cavalletto, destinate solo ad ornare i musei. Il land art rappresenta davvero una volontà di invadere la natura e di lavorare nel suo cuore, non si tratta più semplicemente di rappresentarla.
Artisti come Andy Goldsworthy o Nils Udo lavorano direttamente nella natura e immortalano le loro creazioni attraverso la fotografia. Non si tratta più di una semplice creazione ma di una vera esperienza immersiva. Non c'è più alcun limite di tela o di pittura, lo spazio è immenso e tutti i materiali sono sul posto.
Nel soggiogare la natura, gli artisti si abbandonano ai capricci di quest'ultima, e rinunciano a controllarla. L'artista crea, la natura completa l'opera. Questo processo di restituzione dell'arte alla natura permette di evidenziare il carattere di un ambiente e di ricordare l'importanza di preservarlo.
Allora se i vostri bambini fanno montagne di sassi e righe nella sabbia, no, non è land art. Ma mantenete la speranza! Proprio come Van Gogh o Gauguin, celebri posthumamente, il successo può sempre arrivare.
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